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Per una nuova “Carta dei Diritti degli utenti televisivi”

Una rivoluzione silenziosa destinata ad “esplodere” fra qualche anno. Stiamo parlando della TV digitale: sul fronte della produzione dei contenuti televisivi il processo di sostituzione è in corso già da qualche tempo; sul fronte degli apparati e delle reti di trasmissione i mezzi satellitari si sono aggiornati velocemente per diventare oggi il supporto più usato per la TV digitale. Si può ritenere che nei prossimi dieci o quindici anni, nella maggior parte dei paesi europei, le reti di trasmissione televisiva, via terra, via cavo o via satellite, saranno completamente digitalizzate (fra le tre soluzioni – satellite, cavo ed etere terrestre – quest’ultima presenta potenzialità superiori per la diffusione di massa tipica di quel servizio universale che, da sempre, caratterizza l’attività televisiva in Europa). La sostituzione degli attuali televisori sarà graduale: in un primo tempo potremo “riciclare” il nostro vecchio apparecchio televisivo grazie ad una “scatola” esterna (set-top box) in grado di convertire i segnali analogici in segnali digitali, poi sarà necessario passare ad apparecchio di nuova generazione.
Il nostro ordinamento legislativo (L. 66/01) prevede che, a partire dal 31 dicembre 2006, tutta l’emittenza televisiva debba trasmettere in digitale. Una scadenza prossima che richiede l’avvio di una riflessione (anche da parte sindacale) per non rischiare d’essere spiazzati dall’irrompere del nuovo. Si tratterà infatti, come si diceva, di una vera e propria rivoluzione culturale e tecnologica: l’etere, da bene scarso, diverrà abbondante; cadranno le ragioni del duopolio RAI-Mediaset; vi sarà un gran numero di canali per tutti i gusti e per tutte le culture; Internet sarà fruibile sulla TV con nuovi servizi civici e commerciali (e-commerce, home banking, adempimenti amministrativi); nuove forme di pubblicità, nuovi programmi e contenuti offriranno occasioni agli autori, alla libertà di espressione, alla creatività di giovani ed imprenditori, alle piccole imprese locali, alle minoranze etniche, e così via. La nuova TV digitale costituisce quindi una grande occasione di pluralismo ed una grande opportunità per l’industria elettronica (specie quella italiana che, nell’ultimo quindicennio, ha vissuto una fase di progressivo declino), per i produttori di idee, per i consumatori e per i cittadini. Non occorreranno costosi satelliti o parabole, basterà una scatoletta (decoder interattivo) o una TV di nuova generazione. Ma accanto alle opportunità, come sempre, non mancano i rischi e i problemi. Potrebbe accadere che gli interessi consolidati attorno agli attuali equilibri ritardino l’applicazione della legge, rendendo il sistema stagnante ed asfittico e perpetuando la TV generalista o peggio la TV “spazzatura”; potrebbe accadere che, in assenza di forti incentivazioni (rottamazione, ecc.) a sostegno dei consumi nuovi e qualificati, la TV digitale resti ancora per anni confinata ad un ristretto numero di fruitori; potrebbe accadere che l’accesso ai canali sia criptato e costoso determinando nuove forme di esclusione a danno delle classi sociali economicamente più deboli, come gli studenti e i pensionati. Le differenze sociali aumenterebbero, i consumatori vedrebbero scoraggiata ogni propensione al consumo qualificato; i cittadini subirebbero una contrazione dei loro diritti, e l’Italia, nel suo complesso, avrebbe perso una buona occasione sia sotto il profilo culturale che sotto il profilo economico. Sappiamo bene che, qui da noi, le liberalizzazioni di mercato hanno la tendenza a trasformarsi in situazioni ingessate che, anziché produrre competitività ed efficienza, riproducono monopoli di fatto che controllano il mercato attraverso accordi di cartello a danno dei consumatori. Il duopolio televisivo ne è un esempio tipico. Come potrà intervenire il sindacato su tali problematiche? Primo: contribuendo a diffondere l’informazione (perché, nel mondo della comunicazione, è sempre più facile che la difesa di piccoli interessi “di bottega” trovi un limite negli interessi del mercato globale). Secondo: effettuando una approfondita valutazione delle opportunità e dei rischi impliciti (monopolio più accentuato o maggiore libertà di cultura?). Terzo: cercando di comprendere in anticipo se il processo di digitalizzazione televisiva tenderà a produrre nuova occupazione o, al contrario, ad aumentare il numero dei disoccupati (o dei sottoccupati). Una prima iniziativa concreta potrebbe essere quella di rivendicare, per il sindacato, la partecipazione ad un tavolo dove si discuta del problema del contratto di servizio RAI. Un’altra proposta di ordine sindacale, avanzata dal regista Roberto Sadun e fatta propria dalla Unione Nazionale Scrittori e Artisti, potrebbe essere quella di istituire una carta dei diritti degli utenti televisivi (proprio quelli che, ormai da un ventennio, sono vittime della TV “spazzatura”…).