APPROFONDIMENTI

“Salvo patto contrario”: l’articolo 18 degli autori letterari

Produrre un bene immateriale come un libro, un film, una canzone, è un lavoro a tutti gli effetti, un lavoro che spesso costa lunghi studi e grande fatica, ma che non è quasi mai compensato da un adeguato riconoscimento né sul piano economico né sul piano morale. Noi dell’Unione Nazionale Scrittori e Artisti siamo quotidianamente a confronto con queste problematiche e riscontriamo continuamente situazioni di precarietà, sottoccupazione, diritti calpestati. Oggi si fa un gran parlare di Europa, ed è giusto così perché l’Unione Europea rappresenta la nostra speranza e il nostro futuro, e tuttavia siamo costretti a rilevare che proprio in questi giorni l’Europa, mentre richiede l’elaborazione, entro il 2003, di una normativa comune sul diritto d’autore, non si pone in concreto il problema di redigere uno statuto dell’autore che contribuisca a migliorarne la situazione sociale ed economica. Ancora una volta al centro dell’attenzione è esclusivamente il frutto mercantile del lavoro mentre è del tutto trascurato ogni riferimento alla figura del lavoratore. E l’autore continua ad essere un soggetto privo di diritti sul piano previdenziale, sanitario e fiscale. Le altre categorie del lavoro hanno ottenuto il legittimo riconoscimento dei loro diritti attraverso lotte secolari; oggi quei diritti sono messi in discussione come se fossero semplicemente “passati di moda”. L’art. 18 costituisce un argine fra due concezioni della società e del lavoro: da un lato i diritti e la dignità della persona, dall’altro la precarietà, la ricattabilità, la sudditanza nei confronti di un potere più forte. L’attacco a questi valori fondamentali, che l’accorta strategia della UIL è riuscita ad arginare, brucia ancora come una ferita aperta. Tornando agli scrittori, la legge italiana sul diritto d’autore prevede tutta una serie di regole riguardanti il contratto di edizione. Ma ne contiene soprattutto una, che di fatto cancella tutte le altre: il “salvo patto contrario”. “Salvo patto contrario” significa che le parti, ove siano d’accordo fra loro, possono tranquillamente disattendere tutti i “paletti” fissati dalla legge. Gli alfieri del liberismo sarebbero forse pronti ad inneggiare a una soluzione che mette le parti in condizione di mediare liberamente i loro interessi. Ma lo scrittore non è libero, costretto com’è ad una perenne sudditanza di fronte ad una controparte economicamente più forte: l’editore.Parimenti alcuni affermano che l’abolizione dell’art. 18 aprirebbe un circolo virtuoso dove i lavoratori potrebbero liberamente contrattare migliori condizioni con il datore di lavoro. Ma si sorvola volutamente sul fatto che, in assenza di tutele circa la stabilità del posto di lavoro, i lavoratori sarebbero costretti ad assoggettarsi ad ogni condizione (contrattuale e non contrattuale) imposta dal datore di lavoro. A ben riflettere, la tentata modifica dell’art. 18 presenta più di una analogia con la norma del “salvo patto contrario”. È appena il caso di ricordare che la legge italiana sul diritto d’autore, che prevede la norma del “salvo patto contrario”, è stata emanata nel 1941, in piena epoca fascista.