Il sindacato della cultura

Una scommessa vinta, ma il sindacato della cultura
deve affermarsi nella società civile

La costituzione dell’Unione Nazionale Scrittori® è stata, per la UIL, una scommessa vinta, perché non era del tutto scontato che il progetto decollasse ed ottenesse il consenso ed il riconoscimento che, invece, ha saputo guadagnarsi.
Le iniziative, i convegni e gli interventi che hanno caratterizzato l’attività di questa giovane struttura hanno permesso di farla conoscere ed apprezzare all’interno dell’organizzazione. Le sinergie già in atto sono significative in tal senso, ed altre seguiranno con l’obiettivo di dare una chiave di lettura diversa ai problemi del mondo del lavoro. La UIL ha una struttura che arricchisce, nei contenuti, il dibattito sindacale e lo vivacizza puntando decisamente sulla qualità. La strada intrapresa è quella giusta, bisogna proseguire in questa direzione, con l’obiettivo di estendere il dominio di interesse nella società civile. Il sindacato confederale italiano conobbe, tra gli anni ‘60 e ‘70, una stagione ricca di fermenti culturali che, innestandosi sul rinnovamento della società, diedero la possibilità a larghi strati della cittadinanza di esprimersi e di valorizzare le proprie aspettative ed individualità, nel contesto allargato di una collettività forte, solidale ed incline alla socializzazione costruttiva.
Oggi le cose sono decisamente diverse. La società civile ha bisogno di aggregazioni positive e non alienanti: il sindacato deve dare una possibilità di aggregazione e di dialogo, per farlo ha bisogno di fare cultura e di persone di cultura che, dunque, siano in grado di fornire i contenuti necessari. Per questi motivi la scommessa deve andare avanti.
Il panorama culturale italiano ed europeo necessita di rappresentanza sindacale e l’organizzazione sindacale necessita di cultura. Il colloquio con Aldo De Jaco†, che pubblichiamo, consegna alla nostra riflessione più di uno spunto e delinea, anche dal punto di vista storico, un rapporto ed una mancanza di rapporto che, senza voler attribuire responsabilità ad una od all’altra parte, deve comunque spingere all’allacciamento di questo rapporto. È necessario che il sindacato dialoghi con coloro che non sono tradizionalmente all’interno del circuito sindacale, ed in particolare la nostra organizzazione, dando seguito al proprio impegno di sindacato laico, riformista e progressista, deve fornire uno strumento aggregante al mondo della cultura italiana che, nel dopoguerra, ha conosciuto l’egemonia culturale che invece il mondo del lavoro, proprio grazie alla nascita della UIL, ha evitato.
Purtroppo molti non hanno consapevolezza della storia della UIL, della storia del sindacato italiano e dunque non percepiscono pienamente i motivi di molti avvenimenti della vita sindacale, le cause che sono alle spalle di determinati atteggiamenti e di scelte apparentemente fini a se stesse. Non è così. La UIL ha saputo costruire la casa del sindacalismo libero e laico, dando adeguata rappresentanza ai lavoratori che non volevano essere assoggettati ad ideologie diverse ma comunque caratterizzate da fondamentalismi ed intolleranza. È giunto il momento di dare al mondo della cultura una sponda in questo senso. Se molte volte siamo stati accusati di badare solo allo stretto quotidiano e di ignorare ciò che accade al di là del “sindacalese”, oggi abbiamo tolto questo alibi a chi aveva interesse a denigrare il nostro modo di essere nella società civile e non solo nel mondo del lavoro.
Naturalmente non dobbiamo commettere l’errore di fermarci a contemplare, soddisfatti, quanto compiuto: c’è ancora molto lavoro da fare, si deve costruire, mattone dopo mattone, l’edificio del sindacalismo confederale ricco di energia e di potenzialità. Un sindacalismo che sappia confrontarsi con il mondo che cambia, cominciando con la capacità di dialogare nell’Europa e sappiamo bene che nella cultura non sono mai esistite barriere doganali! L’esempio di alcune iniziative già svolte confermano che abbiamo la possibilità di fare e di fare molto bene questo lavoro; se non ci fermeremo a guardare solamente lo stretto quotidiano e sapremo aprire lo sguardo verso il mondo, ne ricaveremo frutti e benefici per la UIL, ma anche per lo sviluppo più armonico e solidale della società civile.

Antonio Foccillo
Segretario Confederale UIL