DOCUMENTI
Una soluzione legata all’innovazione tecnologica
Ormai da anni opinionisti e legislatori si alternano al capezzale di quella che fu la seconda industria cinematografica del mondo. Con risultati assai scarsi. Recentemente i deputati Gabriella Carlucci (FI) e Guglielmo Rositani (AN), con il loro progetto di legge n. 2956 del luglio 2002, hanno presentato «un testo che ha l’ambizione di aver interpretato le aspettative del cinema italiano tutto, dei suoi cervelli e delle sue manovalanze, dei suoi creativi e dei suoi tecnici. Finanche, le aspettative dei suoi spettatori». «È una legge – continuano i due deputati nella premessa – di tutto il cinema italiano, senza distinzioni estetiche o ideologiche, professionali o politiche, quasi una legge “ecumenica”, basata su alcuni criteri-cardine: modernizzare, liberalizzare, deburocratizzare. È una legge di impianto federalista ed anti-assistenziale, ispirata ad efficienza, efficacia, flessibilità, trasparenza».
E tuttavia anche in questo progetto di legge sembra di poter cogliere un sottile ideologismo che, quasi inavvertitamente, s’insinua tra le parole dei due deputati. Il rilancio del cinema italiano, che la concezione liberista vorrebbe affidare alla libertà di mercato, si scontra purtroppo proprio con l’assenza di mercato. Già, perché l’85% dei film programmati nelle sale è di produzione americana e, a fronte di una colonizzazione così vasta che condiziona tutti gli aspetti dell’apparato distributivo, al nostro cinema non resta che una quota del 15%, assolutamente insufficiente a sopravvivere se non in presenza della tanto vituperata politica “assistenziale”.
Anche la televisione che, com’è noto, è ormai da anni la “stampella” della nostra decaduta industria cinematografica, non mostra, tutto sommato, un volto migliore. Infatti, stando ai dati diffusi dall’Osservatorio sulla Fiction Italiana (OFI), nel 2001, a fronte di 10.000 ore di fiction programmate da Rai e Mediaset, solo il 7% (755 ore) è di produzione italiana (anche se, per fortuna, la fiction italiana conserva ancora un ruolo importante nella fascia di maggior ascolto).
Per tutti questi motivi, gli autori, i registi e gli interpreti della Unione Nazionale Scrittori e Artisti non si lasciano impressionare dagli annunci ad effetto e guardano con preoccupazione al loro futuro, temendo una ulteriore riduzione delle già limitate opportunità di lavoro.
Una via d’uscita, per la verità, ci sarebbe. Una soluzione legata all’innovazione tecnologica ed alla capacità del sistema-paese di cogliere le suggestioni del nuovo: l’introduzione della TV digitale. La legge 66/01 prevede infatti che, a partire dal 31 dicembre 2006, tutta l’emittenza televisiva dovrà trasmettere in digitale: una rivoluzione. L’etere, da bene scarso, diverrà abbondante, cento canali per tutti i gusti, Internet sulla Tv di casa, nuovi contenuti e nuove forme di pubblicità… un’occasione per la libertà di espressione, per gli autori e per la creatività dei giovani… senza contare le positive implicazioni per l’industria elettronica.
Eppure, curiosamente, non se ne parla: nessuno ne sa niente e l’opinione pubblica ancora una volta è distratta. Non così la UIL-Unione Nazionale Scrittori e Artisti, che lo scorso 5 luglio 2002, di concerto con il Servizio Riforme Istituzionali e Pubblica Amministrazione diretto da Antonio Foccillo, ha organizzato un seminario presso la Sede confederale della UIL (sala Bruno Buozzi) con la partecipazione di artisti, operatori ed esperti. Il seminario ha avuto una funzione propedeutica ai fini della preparazione di un pubblico convegno che sarà programmato prossimamente.

